Tutto per dirvi di vederlo 'sto docu se avete una sera libera e sennò aspettatemi che lo vediamo insieme (Ange, ovviamente, lo ha già visto!).
Lasciando da parte i consigli cinematografici, torniamo alla visita del regista a Beira. Fin da subito ci dicono che dovranno riprenderci mentre lavoriamo e fin qui nessun problema. Poi aggiungono che dovranno farci delle interviste per infilare dei personaggi, le loro storie, sul documentario. Io, in quanto specializzando, speravo di non dover partecipare a questa parte; invece Lunedì sera scatta il blitz della troupe qui a casa. Arrivano, mi chiedono se sono pronto per fare due chiacchere con il regista ed iniziano ad invadere la mia stanza con luci, microfono, telecamere. Figuratevi l'imbarazzo. In stanza faceva un caldo impressionante, non si poteva accendere la ventola perchè faceva rumore, c'erano sei persone in 20 metri quadrati ed io avevo un'agitazione tale che alla fine dell'intervista, dopo una mezz'oretta in tutto, mi sono ritrovato con la maglia completamente sudata. Comunque, scendendo più nei particolari, mi fanno sedere in una certa posizione sul letto, mi dicono di mettere una maglietta scura e, finiti i pareci, con il Carlo si inizia a fare 'sta chiaccherata che lui porta avanti a suo piacimento. Non vi dico le banalità che ho sparato, ero completamente in palla e le rare volte che dicevo qualcosa di interessante il tipo mi diceva: "Ahn, bella sta cosa che hai detto. Adesso ridilla in modo tale che chi ti ascolta possa capire!". Insomma, una figuraccia.
Le domande che faceva del resto non erano proprio immediate, io avevo bisogno di elaborare le risposte ma ogni secondo che facevo passare in silenzio mi sembrava un secondo di silenzio di fronte ad un prof. che ti interroga e di fronte al quale sei impreparato e me ne uscivo quindi con le cose più scontate.
Questa vicenda dell'intervista mi ha fatto pensare un po'. Io a quelle domande non sapevo rispondere con sicurezza perchè non me le ero mai fatte! Ma non è che vada bene, erano domande intelligenti, e bisogna fare l'esercizio di porsele e dargli risposta. Domande tipo: perchè sei qui, perchè si sceglie di partire e lavorare lontano dagli affetti, qual'è la cosa che più ti impressiona del malato e così via.
In effetti io mi domando poco, mi interrogo poco su faccende emotivamente profonde e comunque in generale legate ai sentimenti. Ange me lo rinfaccia sempre ed ha ragione. Non lo faccio per pigrizia, semplicemente è una cosa che mi costa fatica. Preferisco il fare al pensare. E non va bene.
| Relitto sulla spiaggia di Beira |
Indiani- Congolese- Cubana- Tedesca
Questa parte vuole solo ricordare la mia pausa caffè di oggi in ospedale. All'una circa si beve un caffè con gli altri medici del reparto per fare una pausa. Oggi ero a bere Nescafè solubile e a mangiare pane e burro con due indiani, Kajal e Amir, una congolese, Belinda, una cubana, Norma ed una tedesca Annette. Un melting-pot di reparto. Si noti che:
- tutti si parlava tranquillamente di cinema holliwoodiano, l'unica che non sapeva nulla, mai visto neanche "il padrino", era la cubana, vittima dell'embargo;
- tutti avevano 1 o 0 (io) divinità alle quali credevano meno gli indiani, di fede induista (in realtà si sono poi tirati in qua dicendo che le loro divinità sono espressione di un unico Dio Supremo, Braham);
- tutti parlavano portoghese, meno la tedesca che crede di saperlo ma non ne viene fuori quando inizia una frase;
- tutti erano stati in Europa meno la congolese passata dal Congo al Mozambico, dalla padella alla brace.
Preferisco il fare al pensare. come ti capisco.
RispondiEliminaMeno male che è arrivato Mazzacurati a farti capire certe cose!!!!! ci sentiremo su skype?
RispondiEliminanotte
nooo daniiii!!prima di scrivere di film e registi consulatami un attimo...anche s ecominciano con la stessa lettera,la ragazza del lago è di Molaioli non Mazzacurati!!puoi sostituirlo con la giusta distanza..
RispondiEliminascusa mi ero fermata ai titoli dei film ma andando avanti chissenefrega di cosa ha fatto l'uno o l'altro...sono commossa da questa riflessione.spero duri nel tempo :)
RispondiEliminaLas Carlot(t)as, juntas en Madrid, te quieren muuuuchooooooooooooooooooooooooo
RispondiEliminala foto appiccicata non si capisce bene se è una soggettiva su di una lattina della bibita consumistica per eccellenza che, per altro si trova sempre in mezzo ai coglioni quando un noto fotografo cerca di immortalare alcune assi in legno con mare e spiaggia (composizione)....
RispondiEliminaComplimenti,ti sei incastrato alla grande!Con quelle nitide ammissioni Ange avrà sempre un coltello, per non dire una motosega, dalla parte del manico!Ha già stampato il post, lo sta distribuendo sotto forma di volantini ed è in corso un stampa di magliette...tanti auguri!=P
RispondiEliminaP.S.:oh, cmq simpatica la barzelletta finale,mancava solo il fantasma formaggino.
ho visto 6 Venezia al piccolo teatro di padova, era presente mazzacurati che ha risposto alle domande del pubblico; io non lo conoscevo ed è stata una bellissima scoperta, sia lui che il film, soprattutto per le emozioni che trasmette.
RispondiEliminaIn internet ho visto i corti di PerFiducia e questi registi sconosciuti al grande pubblico, è proprio un altro mondo, mi è piaciuto soprattutto "biondina" di laura bispoli