Si, in effetti come molti hanno notato dalle foto mi sono tagliato i capelli.
Sono tornato a casa dal lavoro Sabato scorso e avevo supercaldo... da un po' pensavo che me li dovevo tagliare e che, per farlo, sarei dovuto andare in uno dei salao de beleza che ci sono qui e che propongono ogni tipo di extension possibile. Ma avrei dovuto trovare il tempo e comunque pagare per farmi tagliare i capelli non mi aggrada e quindi via di macchinetta!
Pensavo che la misura più lunga fosse più lunga!, mi sono detto dopo la prima passata nel pieno centro della testa.
Ma a quel punto ho continuato il lavoro e ne sono uscito come da anni non si vedeva. Credo che l'ultimo taglio così radicale risalga ai tempi dell'Università. Quella volta famosa che la Carlotta non mi ha nemmeno riconosciuto, sbarbato e rasato, ed ha chiesto, indispettita, ad Alice "Che cazzo vuole 'sto qui, non poteva sedersi da n'altra parte!"
Comunque è un'importante profilo...
giovedì 31 marzo 2011
lunedì 28 marzo 2011
Altro Conzertin
Questo Sabato altro concerto in compagnia das maes. Questa volta al bairro Praia Nova.
Volevo portare a casa qualche foto da farvi vedere visto che lo scenario era simile a quello dell'ultima volta. Mille bambini, uno o due pazzi, camion con musica, polvere e in generale allegria. Quindi appena arrivo in bicicletta in compagnia di Antonio (che nel frattempo si beveva un Gin con 38°C e un solacco che ti rabaltava) avvicino Afua e le do la macchina fotografica perchè faccia delle foto. Mentre sono intento a spiegarle come funziona la macchina fotografica sento la gente che inizia a ridere ed il tipo da sopra il camion, il cantante, diciamo così, che inizia a dire Muzungu! Muzungu! che in dialetto sarei io, cioè il bianco. Alzo lo sguardo e capisco che mi volevano sul palco, il mio amico rasta e 'sti altri del complessino. L'intera piazzetta incalzava e così mi ritrovo a ballare con loro sopra il camion.
Torno a casa e guardo le foto che Afua ha fatto. Sono 10, tutte uguali, tutte di me sul palco.
Volevo portare a casa qualche foto da farvi vedere visto che lo scenario era simile a quello dell'ultima volta. Mille bambini, uno o due pazzi, camion con musica, polvere e in generale allegria. Quindi appena arrivo in bicicletta in compagnia di Antonio (che nel frattempo si beveva un Gin con 38°C e un solacco che ti rabaltava) avvicino Afua e le do la macchina fotografica perchè faccia delle foto. Mentre sono intento a spiegarle come funziona la macchina fotografica sento la gente che inizia a ridere ed il tipo da sopra il camion, il cantante, diciamo così, che inizia a dire Muzungu! Muzungu! che in dialetto sarei io, cioè il bianco. Alzo lo sguardo e capisco che mi volevano sul palco, il mio amico rasta e 'sti altri del complessino. L'intera piazzetta incalzava e così mi ritrovo a ballare con loro sopra il camion.
Torno a casa e guardo le foto che Afua ha fatto. Sono 10, tutte uguali, tutte di me sul palco.
| Chiaramente ho ballato come se fosse Ska |
sabato 26 marzo 2011
Nascite
L'avvento di Gabriele ha portato molti al Nido/Patologia Neonatale dell'Ospedale di Padova. Io ho seguito la nascita praticamente in diretta avendo ricevuto non solo notizia della nascita del pupo ma anche quella della rottura della acque di Eva, grazie alle tempestive mail inviate dal Maxim. Inoltre in quei giorni ho sentito su Skype Thea, la specializzanda che si prendeva cura del cucciolo in Patologia Neonatale. Peraltro la migliore pediatra in circolazione nelle Tre Venezie.
Al Nido ci eravamo già stati per Lorenzo e in generale per tutta la cucciolata della Biasio, non mi ricordo quando arriva il terzo?
Da un mese lavoro nel corrispettivo di quel Reparto qui all'Ospedale di Beira. Non è poi così diverso, ci son solo bambini un po' più ammassati, si cambiano i pannolini (qui lavabili per forza) a orario fisso e non quando si caga e i bambini non vengono allattati con il bibe ma con bicchierini di latte che gli vengono letteralemente sbattuti in gola.
Non dappertutto far nascere sano proprio figlio è una cosa scontata. Solo per dire la mortalità infantile (cioè la mortalità nel primo anno di vita) in Italia è di 7 su 1000, credo o giù di lì, qui è di 100 su 1000. I problemi maggiori si hanno con neonati molto piccoli o prematuri che spesso non ce la fanno. Il problema più grande è che non ci sono ventilatori e quindi non si possono intubare i neonati. Compilare o certificado de obito di un neonato è roba quotidiana, assolutamente non straordinaria. E' una cosa detta e ridetta ma fa sempre effetto vedere che ai bambini non viene dato il nome nei primi giorni di vita. Tutti nella culla si chiamano semplicemente inominada/o ed il nome della madre o del padre a seconda che sia maschio o femmina.
Vabbè tutto per dire: ebbravi Eva e Paul!
Al Nido ci eravamo già stati per Lorenzo e in generale per tutta la cucciolata della Biasio, non mi ricordo quando arriva il terzo?
Da un mese lavoro nel corrispettivo di quel Reparto qui all'Ospedale di Beira. Non è poi così diverso, ci son solo bambini un po' più ammassati, si cambiano i pannolini (qui lavabili per forza) a orario fisso e non quando si caga e i bambini non vengono allattati con il bibe ma con bicchierini di latte che gli vengono letteralemente sbattuti in gola.
Non dappertutto far nascere sano proprio figlio è una cosa scontata. Solo per dire la mortalità infantile (cioè la mortalità nel primo anno di vita) in Italia è di 7 su 1000, credo o giù di lì, qui è di 100 su 1000. I problemi maggiori si hanno con neonati molto piccoli o prematuri che spesso non ce la fanno. Il problema più grande è che non ci sono ventilatori e quindi non si possono intubare i neonati. Compilare o certificado de obito di un neonato è roba quotidiana, assolutamente non straordinaria. E' una cosa detta e ridetta ma fa sempre effetto vedere che ai bambini non viene dato il nome nei primi giorni di vita. Tutti nella culla si chiamano semplicemente inominada/o ed il nome della madre o del padre a seconda che sia maschio o femmina.
Vabbè tutto per dire: ebbravi Eva e Paul!
domenica 20 marzo 2011
Mangueira Dois
Ieri faceva molto caldo, splendeva il sole e non pioveva da qualche giorno, c'erano dunque le condizioni per andare a prendere una birra con compagni mozambicani. Partecipano alla spedizione: Afua, Amelia e Teresa, tre delle mamme di Kuplumussana, Pedro, autista del Cuamm e Antonio anche lui che lavora per il Cuamm come guardiano.
Da due settimane si pensava di fare questa uscita. Pronti, via! Appuntamento alle 14 no escritorio. Un po' alla volta mettiamo insieme tutti i componenti della spedizione e sono le 17! Nell'attesa dei vari personaggi chi intanto arriva ne approfitta per fare la doccia qui in coordinamento, c'è infatti il sapone nuovo di un guarda, quindi bisogna approfittarne. Bene. Lavati e profumati ci dirigiamo verso il quartiere più popoloso e popolare di Beira, un po' lontano dal centro, nel mato, ossia nella campagna, la Manga. Per arrivare alla Manga bisogna prendere due chapa, il primo fino in baixa, il centro, ed il secondo di lì alla Manga. Ci dividiamo perchè nei diversi chapa non c'è mai posto per tutti assieme. Finalmente arriviamo. Ci intrufoliamo tra le capanne e le case precarie (precaria è l'espressione che usano per definire le case che non hanno proprio tutti i parametri di abitabilità) e giungiamo ad una piazzetta con vari baretti nel suo perimetro con tavolini fuori. Si chiama Mangueira Dois. E qui scattano le birrette. Beviamo e ce la contiamo e pare di essere ad un aperitivo al bar degli osei. Periodicamente però accade qualcosa che ti riporta alla realtà.
Passa una signora che vende vongole, ne compriamo 2 kg a 30 MT (cioè 50 centesimi) e chiediamo ai tipi del bar se ce le cucinano. Quindi ce le mangiamo.
Passa un tipo che mette lo smalto sulle unghie, Afua si fa colorare le dita delle mani e paga, scopro che il prezzo dipende dal numero di dita che ci si fa pintar.
Improvvisamente da una palmeira ai margini della piazzetta cade un bambinetto, tipo da 5-6 metri, che era andato a raccogliere cocchi. Superspavento ma si rialza e zoppicando se ne va con il suo carico di cocchi, mentro lo vedo allontanarsi ha già venduto la mercanzia.
Passa un tipo che vende uova sode, ottime.
I discorsi fatti riguardano soprattutto le differenze tra Beira e là. Non so perchè ma non mi chiedono mai com'è questo o quello in Europa o in Italia ma sempre dicono là. Ogni volta io rispondo, recidivo, là a onde? e loro, là a onde vive.
Nella notte di ieri la luna era molto vicina alla terra, era la volta che passava più vicina alla terra negli ultimi 18 anni. In effetti era ben grande e superluminosa. Ci siamo chiesti se nelle stelle lontane non viva qualcun altro e abbiamo avanzato ipotesi su come possa essere fatto. Tipo, secondo loro, è per forza con la pelle scura. Poi abbiamo chiarito che è la Terra a girare a torno al sole, cosa che non era chiara a tutti.
Poi abbiamo parlato di obesità, di quando ci si sposa e quanti figli sia opportuno fare, se sia buono o meno il divorzio, del fatto se sia giusto o meno che le donne vadano in giro con abiti succinti e se questo giustifichi il commento degli uomini al loro passaggio (Quest'ultimo discorso evidentemente scaturito dal fatto che era passata una tipa praticamente nuda e Pedro non aveva resistito alla tentazione di commentare).
Ormai è buio ed ora di rientrare a casa. I chapa dopo le 20 sono superpochi e così dobbiamo farci una bella passeggiata tra le strade polverose per raggiungere la prima strada asfaltata. Nel ritorno in chapa due tipi ubriachi si incazzano con Afua e la vogliono picchiare perchè lei le ha risposto male quando loro, barcollanti, le sono andati addosso. Dopo qualche minuto di concitazione i due vengono sbattuti fuori dallo chapa.
Nonostante la mia fama di braccino ho pagato le birre. Sono sicuro che se le sono bevute con molta più serenità.
Per quello che ho visto finora non è una cosa più di tanto comune per gli espatriati uscire con mozambicani. L'enorme distanza culturale si sente molto ma non è un ostacolo alla comunicazione, anzi. La difficoltà che avevo incontrato in Camerun nelle relazioni con le persone locali qui è meno forte e direi che sparisce completamente quando con le persone si crea un minimo legame affettivo.
Da due settimane si pensava di fare questa uscita. Pronti, via! Appuntamento alle 14 no escritorio. Un po' alla volta mettiamo insieme tutti i componenti della spedizione e sono le 17! Nell'attesa dei vari personaggi chi intanto arriva ne approfitta per fare la doccia qui in coordinamento, c'è infatti il sapone nuovo di un guarda, quindi bisogna approfittarne. Bene. Lavati e profumati ci dirigiamo verso il quartiere più popoloso e popolare di Beira, un po' lontano dal centro, nel mato, ossia nella campagna, la Manga. Per arrivare alla Manga bisogna prendere due chapa, il primo fino in baixa, il centro, ed il secondo di lì alla Manga. Ci dividiamo perchè nei diversi chapa non c'è mai posto per tutti assieme. Finalmente arriviamo. Ci intrufoliamo tra le capanne e le case precarie (precaria è l'espressione che usano per definire le case che non hanno proprio tutti i parametri di abitabilità) e giungiamo ad una piazzetta con vari baretti nel suo perimetro con tavolini fuori. Si chiama Mangueira Dois. E qui scattano le birrette. Beviamo e ce la contiamo e pare di essere ad un aperitivo al bar degli osei. Periodicamente però accade qualcosa che ti riporta alla realtà.
Passa una signora che vende vongole, ne compriamo 2 kg a 30 MT (cioè 50 centesimi) e chiediamo ai tipi del bar se ce le cucinano. Quindi ce le mangiamo.
Passa un tipo che mette lo smalto sulle unghie, Afua si fa colorare le dita delle mani e paga, scopro che il prezzo dipende dal numero di dita che ci si fa pintar.
Improvvisamente da una palmeira ai margini della piazzetta cade un bambinetto, tipo da 5-6 metri, che era andato a raccogliere cocchi. Superspavento ma si rialza e zoppicando se ne va con il suo carico di cocchi, mentro lo vedo allontanarsi ha già venduto la mercanzia.
Passa un tipo che vende uova sode, ottime.
I discorsi fatti riguardano soprattutto le differenze tra Beira e là. Non so perchè ma non mi chiedono mai com'è questo o quello in Europa o in Italia ma sempre dicono là. Ogni volta io rispondo, recidivo, là a onde? e loro, là a onde vive.
Nella notte di ieri la luna era molto vicina alla terra, era la volta che passava più vicina alla terra negli ultimi 18 anni. In effetti era ben grande e superluminosa. Ci siamo chiesti se nelle stelle lontane non viva qualcun altro e abbiamo avanzato ipotesi su come possa essere fatto. Tipo, secondo loro, è per forza con la pelle scura. Poi abbiamo chiarito che è la Terra a girare a torno al sole, cosa che non era chiara a tutti.
Poi abbiamo parlato di obesità, di quando ci si sposa e quanti figli sia opportuno fare, se sia buono o meno il divorzio, del fatto se sia giusto o meno che le donne vadano in giro con abiti succinti e se questo giustifichi il commento degli uomini al loro passaggio (Quest'ultimo discorso evidentemente scaturito dal fatto che era passata una tipa praticamente nuda e Pedro non aveva resistito alla tentazione di commentare).
Ormai è buio ed ora di rientrare a casa. I chapa dopo le 20 sono superpochi e così dobbiamo farci una bella passeggiata tra le strade polverose per raggiungere la prima strada asfaltata. Nel ritorno in chapa due tipi ubriachi si incazzano con Afua e la vogliono picchiare perchè lei le ha risposto male quando loro, barcollanti, le sono andati addosso. Dopo qualche minuto di concitazione i due vengono sbattuti fuori dallo chapa.
Nonostante la mia fama di braccino ho pagato le birre. Sono sicuro che se le sono bevute con molta più serenità.
Per quello che ho visto finora non è una cosa più di tanto comune per gli espatriati uscire con mozambicani. L'enorme distanza culturale si sente molto ma non è un ostacolo alla comunicazione, anzi. La difficoltà che avevo incontrato in Camerun nelle relazioni con le persone locali qui è meno forte e direi che sparisce completamente quando con le persone si crea un minimo legame affettivo.
| La fila di chapa per la Manga |
lunedì 14 marzo 2011
Cose da segnarsi.
Come mi ha detto Luca: "Ci sono cose che andrebbero scritte sul diario di viaggio del Mozambico".
Ne cito tre: 1. L'organizzazione di una partita di calcio è difficile non per trovare lo spazio dove farlo, il tempo per farla o il numero di giocatori ma per trovare le scarpe a tutti i giocatori.
2. Trovarsi fuori a bere una birra non è cosa scontata. Dipende se o tempo da para beber. Il tempo deve essere sereno e la temperatura sopra i 30 gradi. Vuol dire che con 28 gradi e un'umidità del 90% non si va. Naaaaada.
3. Durante una conferenza sulla salute materno infantile a cui partecipano i massimi esperti mozambicani, i rappresentati di tutte le regioni del Paese, in un posto super-chic, tutti elegantissimi, puo' essere che al termine degli interventi si inizi a cantare un bance con tanto di movimento di mani a mimare la pioggia, il tuono e le foglie. Perchè? Risposta: fare solo un applauso è molto impersonale, questo tipo di ringraziamento è più caldo.
Ne cito tre: 1. L'organizzazione di una partita di calcio è difficile non per trovare lo spazio dove farlo, il tempo per farla o il numero di giocatori ma per trovare le scarpe a tutti i giocatori.
2. Trovarsi fuori a bere una birra non è cosa scontata. Dipende se o tempo da para beber. Il tempo deve essere sereno e la temperatura sopra i 30 gradi. Vuol dire che con 28 gradi e un'umidità del 90% non si va. Naaaaada.
3. Durante una conferenza sulla salute materno infantile a cui partecipano i massimi esperti mozambicani, i rappresentati di tutte le regioni del Paese, in un posto super-chic, tutti elegantissimi, puo' essere che al termine degli interventi si inizi a cantare un bance con tanto di movimento di mani a mimare la pioggia, il tuono e le foglie. Perchè? Risposta: fare solo un applauso è molto impersonale, questo tipo di ringraziamento è più caldo.
| Beira vista dalla mashamba cioè dai campi di riso che la circondano. Al tramonto ogni giorno c'è una luce meravigliosa. Il rosa africano lo chiamano. Quello del mal d'Africa dicono. |
domenica 6 marzo 2011
Conzertìn
Kuplumussana è il nome di un’associazione di madri abbandonate sieropositive che appoggia il nostro progetto. Si occupano soprattutto di sensibilizzazione e di fare le cosiddette busquas. In pratica vanno a cercare i bambini che per un motivo o per l’altro, e sono tanti, abbandonano il trattamento o non vengono più alle visite.
A Beira c’è una persona sieropositiva ogni tre; la provincia di Sofala è quella con il maggior tasso di sieropositività in tutto il paese ed uno dei più alti di tutta l’Africa. Ciò nonostante la malattia resta una forte stigma sociale, fonte di grande discriminazione. E’ dunque piuttosto raro che la gente faccia il test per propria volontà e normalmente lo fanno o quando prendono qualche infezione grave oppure, per le donne, quando rimangono incinta. Tutte le donne, infatti, sanno che se durante la gravidanza prendono dei farmaci e se prendono certe accortezze al momento del parto, è molto probabile che loro figlio nasca sano. Per amor materno quindi molte donne fanno il test. Spesso però quando dicono ai loro uomini che apanharon a doença vengono abbondanate e lasciate sole. Una volta che i mariti le abbandonano è chiaro che non diventa facile nascondere il fatto che sono positive, visto che anche il marito lo sbandiera in giro come buona ragione per averle lasciate. Molte, per evitare che ciò accada, prendono di nascosto i farmaci e non dicono niente al marito che intanto continua a passare il virus in giro dato che la fedeltà coniugale è piuttosto precaria. Inoltre non è facile tenere nascosto il fatto che si prendono due pastiglie al giorno e questo porta molto spesso ad una pessima compliance al trattamento e di conseguenza molti bambini nascono positivi.
Le madri di Kuplumussana, abbandonate, discriminate, senza lavoro e con in media uno, due figli a carico, hanno deciso di ribellarsi a questa situazione e di usarla invece a proprio vantaggio. Assolutamente fiere, a testa alta, se ne vanno in giro per la città dicendo a tutti che sono sieropositive. Ma dicendo anche che, siccome predono bene i farmaci perché non devono nascondere nulla a nessuno, sono in perfetta salute. Come i loro figli, che sono negativi visto che loro hanno potuto seguire il trattamento in gravidanza. Questo processo di emancipazione che hanno fatto, le ha rese diverse. Sono donne molto sveglie, molto curiose nei confronti di tutto, libere. Non sono assolutamente relegate alla vita familiare ma invece molto partecipi della vità di comunità.
Ognuna di loro ha una storia che mette i brividi. Quasi tutte erano arrivate ai margini della società, che qui vuol dire star veramente male, non avere una casa, vivere in assoluta povertà, sopravvivendo grazie ai pochi soldi che si possono guadagnare lavorando saltuariamente nelle risaie che sorgono un po’ ovunque nelle periferie della città.
Venendo al conzertìn, ieri as maes organizzavano un concerto di sensibilizzazione e mi avevano invitato. Nonostante fosse sabato io lavoravo e mi ero dato appuntamento con una di loro alle due del pomeriggio. Solo che ho finito di lavorare alle cinque e quindi, quando sono arrivato in bici ai 100 all’ora al loro escritorio, ovviamente erano già tutte uscite e rimaneva solo Teresa, la tesoriera dell’associazione. Teresa non è proprio il tipo da concerto, è proprio per questo che le hanno dato la funzione che ha, è un po’ più adulta delle altre, tipo sui 40 anni, ed ha tutto l’aspetto della siura per bene . Cerco di convincerla ad accompagnarmi al concerto ma nada, mi dice che posso tranquillamente andarci da solo “apanha chapa atè praça sete de setembro e depois vai um poco dentro do bairro, aaaa, eso è muito facil”. No, in quel quartiere non ci potevo entrare da solo e se l’avessi fatto sarei finito perso, derubato e circondato da bambini festanti. Ma ecco che, colpo di culo, passa di là Amelia con il suo pupo, una mamma dell’associazione, che giusto stava andando lì, anche se pure lei non sapeva bene dove fosse. Di corsa, che ormai era tardi, ci avviamo verso la festa. Amelia ferma con un fischio da ultras il primo chapa che passa a tiro. Il momento in cui le madri si siedono dentro lo chapa è spettacolare. Innanzitutto, lo chapa è il mezzo di trasporto principale in Mozambico, un furgoncino scassato nel quale caricano un numero sempre esagerato di persone. Comunque le donne entrano col bambino sulla schiena dal portellone a scorrimento laterale. Il bambino per pochi millimetri non stampa il cranio sullo stipite in alto. Poi, secondo passo, tra gli spintoni della gente, si siedono, si lanciano sul sedile e tu dici “cazzo adesso lo schiaccia, il bocia”, invece un secondo prima di appoggiarsi sul sedile con un giro di kapulana il bambino finisce davanti alla madre tra le sue braccia. Il tutto, ovviamente, senza emettere un vagito.
Tooooooootal, che arriviamo ai margini di ‘sto quartiere –sexto bairro- e li ci aspetta un’altra das maes, Manica, pure lei con il suo bebè in spalla. Ci addentriamo tra le baracche, alcune di lamiera altre in legno, altre in cartone, per vicoli superstretti. Fango, pozze d’acqua, galline, cani. Passiamo per un piccolo mercato di frutta e verdura ed infine arriviamo ad una piazza (più spiazzo che piazza) dove su un camion sta suonando un piccolo complesso. La prima domanda che mi faccio è “da dove cazzo è entrato il camion?”. Comunque presto mi dimentico della questione vedendo che il mio arrivo non è stato proprio così discreto. La banda per un secondo si ferma di suonare per guardarmi ed il centinaio di persone che c’erano, mi guardano e ridono tra loro. Io vengo preso in consegna dalle madri che contente mi spiegano un po’ di cose sull’organizzazione dell’evento e chiedono spiegazioni sul mio ritardo. Quindi mi dedico ad ascoltare il concerto e mi lascio scappare un minimo movimento d’anca, il classico, per non restare proprio fermo impalato, che subito viene notato dalle mamme che iniziano a ballare scatenate dicendo “o doctor daniel baila tambè”. Yes.
Devo dire che non una foto vi avrei risparmiato tutte queste parole e, sapendolo, mi ero portato la macchina fotografica con me, ma non me la sono sentita di tirarla fuori. La prossima volta lo farò, giuro. Ah, sì ad un certo punto, finito il concerto, tutti i bambini li vedo in cerchio a tirare sabbia e fango contro un tipo al centro. Era pure lui un bambino ritardato ed in preda a delle convulsioni. Chiedo se si puo’ fare qualcosa ma mi par di capire che è una cosa piuttosto normale. Amarezza.
Comunque la giornata finisce con ritorno sopra al camion del concerto, lo scambio del numero di telefono con i tipi della band, uno coi rasta che pareva lenny kravitz, un grande temporale che ci lava tutti, poi di nuovo il sole, poi li aiuto a scaricare gli strumenti e mi accompagnano a casa, sempre sul cassone del camion.
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