Lo scorso fine di settimana sono stato a Caia per fare una troca de experiencia tra la associazione di mamme sieropositive di Beira, Kuplumussana, ed un'associazione di attivisti nel campo della salute di Caia, appunto.
Il Distretto di Caia si trova nel nord della provincia di Sofala, nel cuore del Mozambico, a circa 400 km da Beira. In un territorio di 3.400 mq vive una popolazione di circa 90 mila abitanti, di etnia massena. La lingua parlata è il chisena ed il portoghese trova uno spazio ben limitato. Il Distretto è delimitato a nord-est dal grande fiume Zambesi che passa proprio accanto alla città. Caia è poi attraversata da due importanti vie di comunicazione: la strada nazionale numero 1, unico corridoio di asfalto che collega il nord e il sud del Paese, ed una linea ferroviaria in via di ripristino. Il distretto è suddiviso istituzionalmente nei tre posti amministrativi di Caia, Murraça e Sena. L'economia dell'intera area si basa su un'agricoltura di sussistenza. Questa piccola introduzione ci inserisce nel contesto assolutamente rurale di questo distretto, ben diverso da quello di Beira.
A Caia le case sono di fango e ben distanti l'una dall'altra, a Beira le baracche sono in lamiera ed una stessa lamiera è parete per due famiglie vicine. In questa immagine sta tutta la differenza "ambientale" tra i due posti.
Da anni a Caia lavora la Cooperazione Trentina con il progetto Trentino in Mozambico. Questo è un programma multisettoriale che si sviluppa a partire dalle priorità e necessità individuate attraverso il dialogo con le realtà locali. Il progetto ha molteplici aree di intervento in quanto vuole dare un aiuto non settoriale vista la complessità ed interdipendenza dei vari aspetti della realtà locale. E così attraverso un appoggio continuo alle istituzioni locali e alle comunità, i trentini operano negli ambiti di educazione, salute, agricoltura, microcredito, pianificazione territoriale e comunicazione.
Adesso il gruppo di espatriati che lavora al progetto è composto da 8 persone ognuna della quali si occupa di un settore specifico. Sono tutti giovani, preparati e ben motivati. La loro forte motivazione credo sia anche in parte dovuta alla maggiore facilità nel rispondere alla richiesta di aiuto nel contesto rurale dove la popolazione appare più sincera ed i bisogni più evidenti. I cooperanti vivono tutti nella stessa casa e, nel bene e nel male, sono costretti ad una convivenza forzata. Non è l'isola dei famosi ma gli si avvicina, l'isolamento che nella prima è spaziale qui diventa isolamento culturale.
Noi abbiamo avuto a che fare soprattutto con la parte di salute pubblica del progetto e devo dire che chi ci lavora lo fa con molto impegno e professionalità pur trovandosi di fronte una realtà molto difficile. L'ospedale è attualmente un insieme di tende piene di topi e le diffidenze nei confronti della medicina occidentale sono ancora enormi. Tuttavia qualcosa si sta muovendo, gli attivisti dell'associazione che abbiamo incontrato, pur tra mille difficoltà, lavorano per migliorare il servizio sanitario e le conoscenze delle comunità locali (anche tramite piece teatrali) ed è stato costruito un nuovo ospedale che a Settembre verrà inaugurato e, si spera, diverrà operativo. L'espatriata che lavora nell'ambito della salute, Marta, era a Salvador con Mare ed hanno vissuto assieme. La ragazza che temporaneamente si occupa di educazione è una brasiliana che pure ha lavorato con Mare. El mundo es un puto panuelo!
Il viaggio di ritorno è stato uno spasso. Le mamme erano entusiaste del fine di settimana passato, estasiate dalla ottima comida e dal posto dove avevano dormito, per noi una scarsa bettola per loro già "luuuuxo doctor!!". Nella strada di ritorno mi hanno fatto fermare per comprare di tutto visti i bassi prezzi del campo, dai tavolini al carbone, dalla mandioca ad un cinghiale appena catturato nel bush.
In un progetto come quello di Caia servono un economo (o più), ingegneri di varie estrazioni, una laboratorista, una che insegni teatro ed altre forme di arte, un agronomo, medico interno, pediatra, ginecoloco e chirurgo. Chi si sente chiamato in causa?
Foto a caso
bambìn, ma cosa voglion metter sù?Un'università?Mi parli di una quindicina di persone necessarie, delle più varie professioni!Che fondi han trovato?La pentola d'oro alla fine dell'arcobaleno?
RispondiEliminaha detto che serve un economo, mica un revisore dei conti!
RispondiEliminaA presto Daniel, ed in bocca al lupo!
mah...io continuo a dirti che non vedo l'ora che passino sti quattro anni e che siano superdensi di informazioni...ci si aspetta no?più o meno...
RispondiEliminati abbraccio