lunedì 14 febbraio 2011

Moçambique

“Quando due elefanti lottano è l’erba che soffre”. E’ il titolo di un libro di 400 pagine che tratta di storia dell’Africa Subsahariana concentrandosi in particolare modo sull’Africa Australe.
Il fatto che io l’abbia letto, concludendolo, in 20 giorni vi fa capire quanto ci sia da fare, soprattutto una volta che calano le tenebre, in quel di Beira.
Comunque visto che il libro parla molto anche di storia del Mozambico faccio un brevissimo riassunto così fisso nella memoria quello che ho letto. La storia passata, certo, aiuta a capire il contesto attuale. A chi magari leggerà, importerà na sega e, infatti, potrà fare a meno di leggere.

Attorno al I – II secolo a.C. si erano stabiliti in Mozambico popoli scesi dalla regione dei Grandi Laghi, di lingua Bantu, che vivevano di caccia, raccolta e minime attività di allevamento. A partire dal VIII secolo nelle regioni costiere arrivarono e si stabilirono mercanti prvenienti dalla penisola araba che ben presto, per le loro attività commerciali, misero in comunicazione il Mozambico con tutto il Sud Est asiatico. Gli arabi portarono con loro una prima islamizzazione. Ancora oggi qui una buona fetta della popolazione è musulmana.
A questo punto la storia si intreccia con quella dello Zimbabwe dove a partire dal 1000 si formò un regno molto forte, chiamato Monopotapa dai portoghesi, che doveva la sua ricchezza al commercio d’oro. Ben presto Monopotapa sottomise i gruppi indigeni indipendenti presenti in Mozambico.

Nel 1498 Vasco de Gama circumnaviga il continente africano e sbarca a Ilha de Mozambique. Qui costruisce il primo forte portoghese e ne fa una base di appoggio per i suoi commerci. Nessuno dei commercianti già presenti possedeva una flotta paragonabile a quella portoghese e così senza troppi sforzi i portoghesi soppiantarono i commerci degli arabi e conquistarono le regioni costiere. Ma ben presto arrivò alle orecchie dei portoghesi la voce che a qualche centinaio di km nell’entroterra vi erano riserve di oro e così cominciò la loro avanzata verso il cuore del Regno Monopotapa. In realtà la prima spedizione non ebbe frutto; nonostante il Portogallo avesse inviato forze enormi la spedizione venne bloccata in parte dalle malattie in parte dalla natura ostile. Restava poi un problema sostanziale: il tanto desiderato oro non c’era, o meglio, era presente solo in modeste quantità e la sua estrazione era molto elaborata. Insomma pensavano di essere in Sud America in realtà li g’era in mozambico.
Fatto sta che il miraggio dell’oro aveva richiamato un sacco di avventurieri portoghesi  che, dopo razzie e massacri vari, delusi per il mancato ritrovamento dell’oro, decisero di accontentarsi del terreno fertile. Fu così che i Portoghesi si insediarono all’interno del Paese oltre che sulla costa.
Di fatto comunque, fino alla metà del 1800, non vi era un vero e proprio controllo portoghese del Mozambico che veniva lasciato in mano a questi signori. Ma, appunto a partire dalla seconda metà del 1800, il Portogallo si trovò costretto a dimostrare il suo effettivo controllo del territorio. In una conferenza a Berlino infatti si dovevano stabilire i confini delle diverse colonie dei vari Stati Europei; gli Inglesi erano ben presenti in Zimbabwe cosicchè si sarebbero presi anche il Mozambico se questo fosse stato in qualche modo “libero”.
Così i portoghesi si riattivarono e dovettero combattere contro le diverse tribù locali che vivevano per conto loro e contro molti dei signori portoghesi che si erano presi intere aree del Paese ed adesso non volevano certo vedere messa in dubbio la loro autonomia.
L’organizzazione di un vero e proprio Stato coloniale fu dunque difficile e si concluse solo nei primi anni del 1900.

Il Portogallo però, una volta preso il controllo della colonia, si scoprì in bolletta dura e con numerosi problemi politici interni; non riusciva a pagare l’amministrazione dello Stato che quindi venne data in concessione ad inglesi, sudafricani, tedeschi, francesi. Ancora oggi gli interessi economici di tutte queste nazioni sono ben presenti in Mozambico.
 
Dopo la seconda guerra mondiale in Mozambico si intrecciarono diversi interessi: quelli dei Portoghesi, che credevano in un colonialismo ad oltranza, quelli del Sudafrica, che mirava a difendere il sistema dell’apartheid, e quelli di Sovietici e Statunitensi che se ne sbattevano del Mozambico ma che non volevano che questo finisse nell’orbita dell’uno o dell’altro e quindi finanziavano i gruppi politici a caso purchè limitassero le influenze anti- (comuniste o capitaliste).

I Portoghesi nonostante si dicessero favorevoli ad una integrazione razziale di fatto lasciarono sempre fuori dalla vita culturale e politica la popolazione africana. Così negli anni ’60 si formarono i primi movimenti nazionalistici, per lo più guidati da leader africani che si erano formati in Europa, che si coalizzarono nel Frelimo (Frente Libertaçao do Moçambique). Iniziò una guerra per l’indipendenza che di per sé non sarebbe stata difficile da vincere. I portoghesi, infatti, si trovavano con un bel po’ di casini in patria e gli stessi soldati non credevano a ciò per cui stavano combattendo. In campo vennero però messe forze paramilitari anti-Frelimo pagate da SudAfrica e Zimbabwe. Entrambi, infatti, erano Stati a dirigenza bianca che non vedevano di buon occhio la nascente classe nera per la preoccupazione che le stesse velleità contagiassero le loro maggioranze nere. In particolar modo il Sudafrica apertamente contrastò il Frelimo che del resto altrettanto  apertamente appoggiava l’ANC di Mandela.

Così dopo 10 anni di guerra venne raggiunta l’indipendenza. Un 25 Giugno di non so che anno degli anni ’70 (mi pare il 1975). A questo punto il Frelimo è l’unico partito e quindi sale al governo, senza elezioni, e subito svolta su una politica di stampo marxista-leninista. I Comunisti di tutta Europa si infervorarono e mandarono in questi anni aiuti e cooperanti in abbondanza. La politica comunista, con nazionalizzazione dei terreni agricoli e formazione di assemblee locali di governo, si rivela però fallimentare e nasce così un movimento armato, il Renamo, finanziato dagli Stati Uniti e dal SudAfrica. Inizialmente il Renamo non nasceva con un intento politico vero e proprio di alternativa al governo di Frelimo ma solo come un insieme di signori armati con i soldi esteri che facevano per lo più azioni di terrorismo o banditismo. Fu poi il malcontento dovuto agli errori politici del governo a dare un’identità politica vera e propria al Renamo.

La guerra civile piegò il paese che già veniva da altri 15 anni di guerra per l’indipendenza. Soltanto dopo numerosi e complicati accordi di pace si mise fine alla guerra. Vennero quindi indette elezioni che furono vinte dal Frelimo che ancora oggi è al governo.
Dal termine della guerra civile sono arrivati in Mozambico una valanga di soldi molti dei quali mascherati da cooperazione ed il Paese si è messo economicamente nelle mani del Fmi. Grazie alle ricette del Fmi si è riusciti ad avere un’ulteriore involuzione economica e sociale.
Negli ultimi dieci anni pare che il Mozambico abbia voltato pagina ed imboccato la sua strada, certo in salita, di pace e sviluppo. Negli ultimi tre anni l’Economist ha messo il Mozambico al quarto posto tra le economie crescenti dei Paesi in via di Sviluppo.

In tutto questo sarebbe secondo me curioso capire dove sarebbe ora il Mozambico se la sua storia l’avesse fatta da solo senza le numerose interferenze dei Paesi più ricchi. E’ peraltro una domanda che si potrebbe facilemente allargare alla storia di quasi tutti i paesi africani.

3 commenti:

  1. L'impero coloniale portoghese (in veste moderna) è stato purtroppo il più longevo nella storia, è durato circa sei secoli, dalle prime scorribande di Vasco de Gama e si è concluso nel 1999 con la "restituzione " di Macao alla Repubblica popolare cinese e l'arrivo di carloscian in Erasmus a Coimbra.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Impero_portoghese


    P.S.:
    Restituzione di Macao:
    A seguito dell'accordo sino-lusitano del 26 marzo 1987 Macao è stata restituita alla Cina il 20 dicembre 1999.[2] Nella dichiarazione congiunta è stato stipulato che Macao manterrà comunque un elevato livello di autonomia fino al 2049, quindi fino a cinquant'anni dopo il trasferimento.
    Direi che Sono note le sensibilità di libertà e democrazia della Repubblica popolare cinese, aggiungerei che il colonialismo continua e continuerà ufficiale o meno che sia ma continuerà e si scriveranno molti e molti libri di 400 e più pagine......invano.

    RispondiElimina