La mia attività lavorativa in quel di Beira è distinta in due grandi capitoli.
Tre giorni la settimana ed il Sabato mattina lavoro all'interno di un progetto messo in atto da Cuamm ma finanziato da Unicef che si occupa di trattamento di bambini HIV+ e della prevenzione della trasmissione verticale della malattia (cioè tra madre e figlio).
I due giorni che restano della settimana, cioè segunda feira e quarta feira (Lunedì e Mercoledì), vado a lavorare nel Reparto di Pediatria dell'Ospedale Centrale di Beira.
Il progetto Unicef viene fatto nei centri di salute dei vari quartieri periferici della città. L'idea di base è quella di appoggiare il personale sanitario locale affinchè raggiunga un'autonomia nella gestione del trattamento antiretrovirale (TARV) pediatrico. I Centros do Saude dove il progetto si svolge sono cinque ma io lavoro solamente in tre di questi che sono Munhava, Nhaconjo e Macurunjo. In pratica per quel che mi riguarda io arrivo e faccio un ambulatorio dedicato a bambini tutti sieropositivi. Le mamme quando arrivo alla consulta alle 8.30 di mattina sono sempre già tutte lì. Le prime volte che andavo faceva un certo effetto vedere questa quarantina di mamme con i loro bambini che se ne stavano sdraiate per terra sulle loro Kapulane variopinte, molte a dormire. Un bordello che non vi dico. Una cosa che fanno speso mentre aspettano è il bucato. Spogliano i bebè e mettono i vestiti a lavare sotto il rubinetto dell'acqua del giardino esterno e poi stendono i vestitini sull'erba. Così tutte le mattine fuori, quando mi affaccio alla finestra dell'ambulario, a contrastare il verde acceso dell'erba c'è una fila colorata di capi di abbigliamento...muito lindo! Prima di entrare tutti i bambini vengono pesati, misurati e viene fatto un semplice indice di nutrizione che è il rapporto tra altezza e peso. Questo semplice dato è molto utile ma non è facile che arrivi giusto sulla cartella clinica e molte volte lo devo ricontrollare: bambini belli come il sole arrivano con indice da malnutrizione grave e viceversa. In effetti la bilancia è un gancio appeso al ramo di un albero al quale viene imbragato il pupo...non il massimo della precisione soprattutto per pesi piccoli dove un errore di pochi etti già fa cambiare di molto le cose.
Ogni visita è poi una sopresa. Infatti oltre ai bambini HIV positivi entrano nella consulta anche altri semplicemente perchè stanno male. E quando uno qui sta male, sta male sul serio, c'è da tremare. In generale bisogna spostare il concetto di malattia ben oltre quello a cui siamo abituati. Una mamma se decide di non andare al mato a lavorare e di portare il bambino dal medico è perchè questo sta davvero male, non sto qui a farvi degli esempi ma qui la malattia è malattia, non la devi intuire o addirittura inventare, come succede molte volte in Italia, ce l'hai sotto gli occhi, la puoi vedere e toccare.
La grande difficoltà con i bambini sieropositivi sta nel far sì che siano aderenti al trattamento. Spesso infatti saltano gli appuntamenti, non vanno a prendere i medicinali in farmacia, danno gli antiretrovirali in modo discontinuo. Hanno, comunque, tutte le ragioni per avere dei problemi nella gestione della malattia. Quando il problema principale è quello di sfamare tuo figlio, di poterlo vestire e mandare a scuola, l'importanza della somministrazione ad orario fisso di compresse di antiretrovirale per una malattia che abbassa le difese immunitarie diventa relativa. In effetti spesso mi arrabbio a vedere tornare sempre lo stesso bambino con superinfezioni, che ogni volta se la cava per miracolo, e che se facesse bene il trattamento per l'HIV starebbe meglio. Mi fa arrabbiare ma capisco.
ahahah, tacchenza, c'è poco da ridere...
RispondiEliminae com o portuguese? le mamme parlano o vai di diesegnetti , o hai un traductor?
se vedessi irene, la figlia del porco, prenderesti un colpo a confronto, per la manzitudine!
hai ancora paura la notte?
b
che bello che sei nella prima foto!
RispondiEliminahihihihi